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Meloni e Piantedosi dimenticano di definire “neofascista” la strage di Bologna

Testo:

di Paolo M. Minciotti

Parlano molto, ma non è una novità, e a furia di aprir bocca poi sfuggono le cose veramente importanti da dire. Come quando si parla di “terrorismo”, di “violenza”, di ferocia, ma del “neofascismo” matrice di quella strage non si parla. Perché si ha cattiva memoria. O perché fa comodo ai propri disegni. O ideologie. Meloni la racconta su qualsiasi cosa, ma il neofascismo non lo nomina mai.

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E’ proprio così, Piantedosi da Bologna, Meloni dall’alto del suo scranno, nel giorno della 43ª commemorazione della strage di Bologna, 85 morti e centinaia di feriti che ancora aspettano giustizia, risposte e dignità non ce la fanno a definirla strage neofascista – che è quello che è stata, signore e signori di questo governo autoreferenziale e classista – e parlano, rotondamente e con una bronza tracotante di “atto terroristico” con l’ANPi che esplode e dice: “Basta ambiguità” di fronte a rappresentanti governativi che non nominano mai la matrice neofascista dell’attentato, messo su carta da sentenze definitive e ricordata anche dal presidente Mattarella.

L’ANPI non risparmia nulla e attraverso le parole del suo presidente Pagliaruolo dice nel giorno “del commosso ricordo delle vittime della strage di Bologna. La magistratura ha accertato le responsabilità dei neofascisti e l’intreccio di poteri occulti dietro quella strage. Eppure sono ancora in corso, in particolare da parte di dirigenti di Fratelli d’Italia, tentativi di negazionismo e più in generale manovre per riscrivere la storia del decennio delle stragi nere”. Si scomoda persino La Russa a ricordare “la definitiva verità giudiziaria che ha attribuito alla matrice neofascista la responsabilità di questa strage”.

Meloni e il suo ministro Piantedosi di fascismo e neofascismo non ne vogliono parlare. E lasciano biascicare incongruenze a quel leghista del varesotto.

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(2 agosto 2023)

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