Il vino italiano con un valore complessivo di 14 miliardi di euro resta una delle principali bandiere anche del nostro export agroalimentare, avendo sfiorato nel 2025 gli 8 miliardi di euro, nonostante la difficile situazione internazionale. Lo rende noto Coldiretti con l’apertura della nuova edizione del Vinitaly. Nel settore 241.000 imprese viticole attive su 681.000 ettari e una forte vocazione alla qualità, con il 78% della superficie dedicata alle Indicazioni Geografiche. Un primato che si accompagna a una biodiversità unica al mondo, con centinaia di varietà autoctone.
Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti – che rappresentano circa il 23% dell’export vinicolo italiano – hanno penalizzato – sostiene l’organizzazione agricola nella nota stampa inviata in redazione – le aziende italiane con dazi e condizioni di mercato sfavorevoli. Il 2025 si è chiuso con un calo del 9% in valore, mentre il 2026 si è aperto con flessioni del 35% a gennaio e del 21% a febbraio, con segnali di parziale recupero a marzo.
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Per la Coldiretti bisogna liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle etichette allarmistiche farebbe recuperare 1,6 miliardi di euro alle aziende vitivinicole italiane, liberando risorse per continuare a investire sulla qualità, sull’innovazione, sull’enoturismo e sulla promozione nei mercati internazionali. Simbolo dell’edizione 2026 del Salone è la grande bottiglia di vino avvolta da catene spezzate che campeggia all’ingresso di Casa Coldiretti.
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(12 aprile 2026)
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