Due parchi nazionali, una sola direzione. E tutta sul versante toscano.
È questo il quadro che emerge dalle indicazioni trasmesse dal ministero dell’Ambiente nell’ambito del procedimento di nomina dei nuovi presidenti del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Le terne proposte risultano composte esclusivamente da candidati toscani per entrambi gli enti, chiamati a guidare territori che si estendono lungo il crinale appenninico tra Emilia-Romagna e Toscana e che coinvolgono direttamente comunità, amministrazioni e sistemi economici di entrambe le regioni.
Il nodo non riguarda soltanto i nomi, ma il principio di rappresentanza. Nel caso delle Foreste casentinesi, la guida del Parco è da oltre vent’anni espressa dal versante toscano, nonostante una parte rilevante della superficie, delle amministrazioni locali e delle comunità interessate ricada in Emilia-Romagna. Una continuità che negli anni non è mai stata realmente riequilibrata e che oggi rischia di consolidarsi ulteriormente con una nuova nomina nella stessa direzione.
Senso unico alternato sulla S.P. 486R e contestuale limitazione della velocità a 30KM/H
Leggi l'articolo →Diverso, ma convergente negli effetti, il caso del Parco dell’Appennino tosco-emiliano. Qui la presidenza uscente era espressione emiliano-romagnola, ma le terne oggi in campo indicano comunque una rappresentanza interamente toscana.
A questo si aggiunge il tema del metodo. Le candidature, sulle quali è previsto un passaggio di intesa come da normativa vigente (legge 394/1991), sono state trasmesse alle Regioni sotto forma di terne chiuse senza un confronto preventivo strutturato con i territori, le sindache, i sindaci e con le istituzioni locali direttamente coinvolti nella gestione dei Parchi. Un elemento che, sul piano politico-istituzionale, non ha precedenti e pesa quanto quello della rappresentanza.
“C’è una preoccupazione che riguarda sia il merito sia il metodo- sottolineano il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessora a Parchi e Forestazione, Tutela e valorizzazione della biodiversità, Gessica Allegni-. Parliamo di enti che non sono semplicemente organismi amministrativi, ma strumenti fondamentali per la tutela della biodiversità, per la gestione sostenibile del territorio e per la costruzione di opportunità di sviluppo nelle aree montane, che negli anni sono diventati interlocutori centrali per le politiche ambientali, turistiche e di valorizzazione territoriale. Proprio per questo riteniamo indispensabile che le scelte siano capaci di rappresentare in modo pieno tutte le comunità coinvolte”.
“È inaccettabile- precisano il presidente e l’assessora– che si proceda senza garantire una rappresentanza coerente con la realtà dei territori. L’Emilia-Romagna è parte integrante di questi sistemi e deve poter esprimere un ruolo adeguato anche nella loro guida. Occorre riportare il percorso delle nomine dentro un confronto istituzionale pieno, che consenta di costruire scelte realmente condivise. Ci auguriamo che il percorso fin qui fatto possa essere riaperto, individuando da subito soluzioni più equilibrate e condivise, fondate su criteri chiari come competenza, radicamento territoriale e capacità di rappresentare le comunità. Solo così si potrà ricomporre il quadro nel rispetto degli assetti istituzionali e garantire scelte all’altezza del ruolo che questi enti sono chiamati a svolgere. In questo scenario l’Emilia-Romagna non darà alcuna intesa. Facciamo appello ai Parlamentari e componenti del Governo emiliano-romagnoli perché difendano la loro Regione da questo ennesimo affronto”.
La nomina del presidente
Sul piano procedurale, la nomina del presidente di un Parco nazionale è disciplinata dalla legge quadro sulle aree protette (n. 394/1991), che prevede un percorso fondato sull’intesa tra Stato e Regioni. Il ministro dell’Ambiente propone una terna di candidati e i presidenti delle Regioni interessate sono chiamati a esprimersi su uno dei nomi entro trenta giorni. In caso di mancato accordo, la decisione finale torna al ministero, che può procedere comunque alla nomina, previo passaggio parlamentare. Il presidente resta in carica cinque anni ed è il legale rappresentante dell’ente, con funzioni di indirizzo e coordinamento dell’attività del Parco: una figura centrale per garantire piena operatività e continuità amministrativa.
(24 aprile 2026)
©castellaranonotizie.it 2026 – diritti riservati, riproduzione vietata