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Basta coi governi dei Quaquaraquà

di Giovanna Di Rosa #Politica twitter@gaiaitaliacom #Riforme

 

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Lascia basiti la superficialità populista con la quale ci si appresta ad approvare in quarta lettura la riforma del numero dei parlamentari necessaria soprattutto al M5S in perdita di consensi, per recuperare quella credibilità che non ha mai avuto. Lo hanno votato per disperazione – come per disperazione votarono Salvini e per disperazione si spostano ora verso Fratelli d’Italia.

Dunque, col PD che la voterà perché deve, ci si appresta a votare l’ennesima riforma partendo dalla fine, cioè dalla parte della riforma che fa più rumore mediatico. Nessuno dice, a parte Emma Bonino a chiare lettere, insieme a Pier Ferdinando Casini, gli altri si sono espressi in un sussurro, che la quarta lettura avrà bisogno di un passaggio referendario, di un ulteriore riforma costituzionale perché con la riduzione dei parlamentari e con le attuali regole ci saranno regioni italiane senza rappresentanti e tutti plaudono all’ennesima riforma a metà che farà più danni che benefici.

Non pare importare granché a chi ritiene che la riforma serva a punire chi ha goduto di privilegi – come se coloro che sono entrati in Parlamento contro la casta [sic] non si fossero risparmiati nel goderseli i privilegi che contestavano agli altri – che essa sia migliorativa delle sorti del paese o serva a poco, quasi niente, o peggiori le cose. Come al solito in Italia si plaude alla prima porcata che viene pronunciata in modo convincente, possibilmente roboante e nella maniera più affettata possibile.

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A testimonianza che l’unica cosa alla quale gli Italiani sono incapaci di credere è la verità. In realtà anche questa votazione, come le altre grida gridate nei mesi scorsi, non sono altro che la consueta opera di distrazione di massa che se erano da quaquaraquà col governo pentaleghista non assumono evidentemente più valore oggi col governo giallorosa.

 

 

(8 ottobre 2019)

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