Con un discorso degno di un conquistador che si insedia dopo avere fatto massacri (e forse è proprio così) che ha puntato diritto all’ego di coloro che si son sentiti traditi per ragioni personali – scomparso dalle cronache l’assalto a Capitol Hill, gli arresti, scomparso il passato, il suo coinvolgimento – con toni da dichiarazione di guerra, Trump si è insediato farneticando di “milioni di criminali che oltrepassano il confine” e di “rimani in Messico” e di “organizzazioni criminali”. Il discorso della vendetta.
Poi Trump ricorda che farà ricorso a tutti i poteri a mia disposizione, ci affidiamo alla newsletter di Matteo Renzi che commenta “Molti si lanciano in previsioni sull’operato del Presidente. Io credo che l’unica previsione possibile sia scommettere sulla… imprevedibilità di Trump…. è un pragmatico. Se lo ritiene utile o necessario dialoga persino con la Corea del Nord. Fa quello che ritiene utile senza preoccuparsi molto delle conseguenze geopolitiche o delle tradizioni diplomatiche: il suo stile, che scandalizza tanti, è la sua forza rispetto all’elettorato che lo ha riportato a Washington”.
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Serviva un po’ di pacatezza, se ci passate l’ironia. Nel frattempo tra ovazioni e giubilo il neo presidente appena insediato parla di trivelle, di gas naturale e di combustili fossili che “utilizzeremo” per calmierare i prezzi. Al suo “riporteremo la libertà di espressione in America” tutti schizzano in piedi e applaudono così come al suo “in America esistono solo due generi: maschio e femmina”. Fanno paura. Ma lo sapevamo.
“Pianteremo le stelle e le strisce sul pianeta Marte” conclude l’ascolto. Ne leggeremo. Almeno non tocca vederlo.
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(20 gennaio 2025)
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