di Redazione Reggio Emilia
Conoscevamo Alberto Agazzani, lo conoscevamo e gli volevamo bene. E non c’è nessuna voglia di speculare giornalisticamente su un caso che presenta ancora troppi lati oscuri. Alberto Agazzani, critico d’arte di valore, apprezzato e conosciuto anche all’estero, fu trovato morto a 48 anni nella sua casa di Reggio Emilia. Era il 16 novembre 2015. La sua morte fu rapidamente archiviata come suicidio ma, lo scrive il Corriere nella sua cronaca di Bologna, il critico d’arte potrebbe essere stato ucciso e si tratterebbe quindi di un omicidio mascherato da suicidio.
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Il dubbio è sollevato da un medico consulente della Procura e, se fosse accertato, si riaprirebbe un caso che sembrava chiuso definitivamente. E se fosse così si restituirebbe giustizia, postuma purtroppo, alla figura di Agazzani e alla famiglia.
Il Corriere riporta una dichiarazione di Maria Paola Bonasoni, dottoressa specializzata in anatomia patologica, nominata consulente tecnica dal pm Maria Rita Pantani, titolare dell’inchiesta, secondo la quale “Pur con tutti i limiti degli accertamenti che ho svolto, l’ipotesi più plausibile è che ci sia stata l’azione di terzi”. A sette anni di distanza dalla sua morte, dunque, potrebbero forse prendere il via nuove indagini sul suo decesso. Il processo sull’eredità di Agazzani vede imputato Marco Lusetti, ex vicesindaco di Guastalla, per falso in testamento olografo e truffa. Una delle ipotesi è che Agazzani sia stato sedato con farmaci prima del, a questo punto presunto, suicidio.
La prossima udienza è fissata a maggio.
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(25 febbraio 2022)
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