di Daniele Santi
E’ certo che l’arresto di un boss latitante da trent’anni, pericoloso, i cui crimini efferati sono parte della tristissima storia delle mafie italiane non può non essere accolto con sollievo e con contenuta soddisfazione: perché la mafia sta sempre lì, si è arrestato un boss. Nell’anniversario dell’arresto di Totò Riina. E, come diceva qualcuno in una trasmissione televisiva del 16 gennaio, niente nel mondo delle mafie succede per caso.
All’Istituto comprensivo di Villa Minozzo tre settimane di scoperta del territorio con i fondi dell’Agenda Nord
Tre settimane di scoperta, amicizia e legame profondo con il territorio. È questa l'essenza del progetto estivo che... →
Si è arrestato un boss che si era già ricoverato sei volte nella stessa clinica dove è stato arrestato; si è arrestato un boss che “si sapeva malato”, dichiarazione all’Agi da un membro delle forze antimafia, “da due anni grazie a intercettazione e soffiate e proprio da due anni tutte le persone ricoverate a Palermo e in tutta Italia con una vaga somiglianza con l’identikit di Messina Denaro venivano monitorate e controllate” dalle Forze dell’Ordine. E’ bello che la presidente Meloni voli a Palermo a congratularsi, ma non è bello dimenticarsi che questo arresto, come tutti gli altri arresti eccellenti, è frutto di un lavoro congiunto di tutte le Forze dell’Ordine, con i mezzi che conoscono in maniera più che egregia e che senza di loro non ci sarebbero arresti né repressioni.
Di questa spudorata e svergognata propaganda di se stessi che si intesta ogni risultato positivo e che scarica sugli altri i propri errori, questa Italia non ne può più.
Ventasso aderisce alla “Rottamazione Quinquies”: opportunità per regolarizzare i debiti e recuperare risorse per il Comune
Il Consiglio Comunale di Ventasso, nella seduta dell'11 giugno scorso, ha approvato l'adesione alla cosiddetta “Rottamazione Quinquies”. Una... →
(16 gennaio 2023)
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